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Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni

In Harry Potter, italiano, libri, post interminabile, traduzioni on Novembre 19, 2007 at 6:32 pm

Nel post precedente, faccio cenno all’analisi di un testo del 1816 assegnatami come compito per casa.
Il testo in questione è un articolo di Madame de Staël, con il quale la scrittrice francese invita i letterati italiani a tradurre gli scrittori stranieri, per dare una nuova linfa alla letteratura italiana, troppo legata alla letteratura classica, e che non offriva più niente di veramente nuovo al pubblico ma, anzi, perdeva di valore (”le fantasie impoveriscono” e “le lettere isteriliscono”).

Una buona traduzione delle opere straniere, secondo la de Staël, può dare piacere anche a chi comprende perfettamente la lingua originale dell’opera. (”… sentirà un piacere per così dire più domestico ed intimo provenirgli da que’ nuovi colori, da que’ modi insoliti, che lo stil nazionale acquista appropriandosi quelle forestiere bellezze”)

L’articolo della de Staël innescò un acceso dibattito tra romantici e classicisti: questi ultimi, erano a favore del mantenimento della letteratura classica e rifiutavano l’integrazione della letteratura d’oltralpe a quella italiana.

In seguito, questo dibattito si chiuse (e per fortuna, dico io) e anche l’Italia si aprì alla traduzione delle opere delle altre nazioni, consentendo agli italiani la lettura delle opere dei grandissimi autori stranieri, che hanno arricchito notevolmente la cultura italiana.

Ma se è vero che è ormai chiuso il dibattito tra opere classiche italiane e opere straniere, lo stesso non si può dire per quanto riguarda la maniera delle traduzioni, per dirlo con le parole della de Staël.

 La traduzione di un’opera letteraria, richiede certamente un’ attenzione particolare da parte del traduttore nel trasporre ciò che l’autore scrive nella sua lingua (quindi con le espressioni idiomatiche tipiche della sua lingua d’origine, ecc.) con uno stile che risulti scorrevole, comprensibile e – soprattutto – con i termini appropriati e corretti. 

La buona traduzione diventa quindi uno degli strumenti principali per far arrivare il messaggio dell’autore al lettore in modo esaustivo.

Ma non sempre ciò avviene: al lettore attento, può capitare spesso di storcere il naso di fronte a una frase tradotta con termini inopportuni per il contesto nel quale è inserita e il cui stile non risulta molto elevato; la stessa frase non farà storcere il naso al lettore comune, che non farà troppo caso allo stile, ma si troverà a dover rileggere certi passaggi, non immediatamente comprensibili a una lettura veloce, a causa di una traduzione inappropriata di certi termini.

Può verificarsi però un altro caso, in cui anche il lettore attento si trova a dover leggere più volte una frase incomprensibile e a storcere il naso nello stesso tempo per lo stile con il quale è stata tradotta la proposizione, che magari, in lingua originale faceva pure il suo bell’effetto!

In questo caso la questione si fa più ampia, perché mentre il lettore a cui piace leggere, si accinge ad affrontare una seconda rilettura della frase, il lettore che si trova di fronte al suo primo libro da leggere, potrebbe abbandonare definitivamente l’idea di leggere anche solo la trama di un libro, magari esprimendo il suo disprezzo nei confronti di un autore del quale ha in realtà letto ben poco di veramente suo. 

Se poi il libro in questione è uno dei libri più venduti al mondo (e tra i lettori vi sono anche bambini e adolescenti), be’ penso che la questione si faccia ancora più interessante.
Il libro, o meglio, la traduzione della serie di libri alla quali mi riferisco(chi mi conosce lo avrà già capito) è la saga di Harry Potter, la cui traduzione rappresenta, secondo me, un esempio di come sia facile incorrere in errori di traduzione… e non solo.

Infatti, il concetto di traduzione errata, in questo caso particolare, si estende a livelli più ampi, tanto da farmi sembrare riduttivo il termine traduzione che ho usato…

Ma sugli aspetti della traduzione di Harry Potter posso tranquillamente fare a meno di approfondire, perché c’è già chi lo ha fatto, e lo ha fatto anche molto bene, scrivendo un saggio su questo argomento, che vi consiglio vivamente di acquistare:

 Lucchetti babbani e medaglioni magici di Ilaria Katerinov.

Tempo fa, ho letto su internet la tesina di Ilaria dalla quale è tratto il libro (la tesina non è più disponibile, se la volete leggere, comprate il libro!) e mi è piaciuta molto. Sono sicuro che gradirò molto anche il libro e sono convinto che se lo leggerete piacerà anche a voi!

A proposito di traduzioni, so che mentre leggete questo post, potrebbe venirvi in mente che abbia bisogno dell’intervento di un buon traduttore anch’esso.
Quindi, se non ci avete capito niente di ciò che ho scritto sulla traduzione di Harry Potter, o se volete saperne di più, non posso fare altro che rinnovare il mio invito a comprare il libro di Ilaria, che vi farà certamente capire meglio l’argomento! Lo trovate nelle migliori librerie, ma anche su IBS, e nel sito dell’editore!

  1. Be’, che dire? Grazie! Una bella testimonianza di fiducia, da uno che il libro non l’ha ancora letto! Spero sia più divertente della tesina: se non altro, è scritto in modo molto meno tecnico.

    Ma tu sei un utente di BadTaste? Sarò tonta io, ma non ho mica capito chi sei!?

  2. Sì, sono un utente di BadTaste, mi sono dimenticato di dire il mio nick! Qua sono io quello tonto! :D
    Comunque, il mio nick nel forum è James.

  3. [...] permettendo – una recensione di Lucchetti babbani e medaglioni magici, di cui avevo già parlato qua, libro che ho divorato in due giorni, nonostante mi fossi ripromesso di mettere da parte le letture [...]

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